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vulcani di San Venanzo | | San
Venanzo, paese dell'Orvietano più prossimo al territorio perugino,
sorge su un banco di tufo formato con i materiali emessi durante l'attività
di uno dei due coni vulcanici del territorio. Il secondo vulcano è a Pian
di Celle a circa 800 metri dal primo; quest'ultimo, dopo un'attività
esplosiva ha dato luogo a una lenta colata lavica, depositando una roccia basaltica
durissima, unica al mondo, la venanzite. Il
territorio di San Venanzo è stato abitato già in tempi remotissimi
come documentato dai numerosi reperti rinvenuti a Monte Peglia, in una cavità
del Mesozoico di una breccia ossifera villafranchiana.
La breccia ossifera viene ritenuta la traccia più antica della presenza
dell'uomo in Italia; è custodita nel Museo Vulcanologico
di San Venanzo. | | | L'oasi
di Alviano | | Istituita nel 1978
su un'area di circa 800 ettari e inserita nel Parco fluviale
del Tevere, comprende l'intero bacino artificiale del lago d'Alviano.
Dal 1990 il WWF vi gestisce una riserva faunistica, in un contesto ricco dal punto
di vista della vegetazione sia ripariale che palustre. Una delle attività
praticate è il bird-watching, favorito dalla presenza di rari uccelli migratori.
Zona umida ideale per il passo e la nidificazione è possibile ammirare:
il martin pescatore, lo svasso maggiore, aironi, cormorani, falchi, ecc. Inoltre,
nella palude, che costituisce un notevole ecosistema didattico, vivono moltissime
specie di anfibi e rettili d'acqua. | | | Il
lago di Corbara | | Lo sbarramento
del Tevere, tra Todi e Orvieto, ha dato origine al lago artificiale di Corbara.
Bacino di grande interesse paesaggistico, è meta per moltissimi pescatori
che in queste acque possono praticare tutte le tecniche della pesca sportiva.
Lungo i 20 chilometri di lunghezza presenta alternativamente sponde ricche di
vegetazione e zone a rive basse. Ospita una numerossisima fauna ittica di ciprini,
carpe, persici e luccioperca. | | | La
foresta fossile di Dunarobba | La
foresta è forse una delle emergenze storico-paleontologiche più
importanti d'Europa. E' una foresta di Taxodiacee,
una varietà di sequoia risalente a più di un milione e 200 mila
anni fa. La sua caratteristica principale e anche la sua rarità consiste
nell'avere alberi che hanno mantenuto pressochè inalterata la struttura
lignea, evento presente solo in tre casi in tutto il pianeta. La parte riportata
alla luce mostra la base dei tronchi degli alberi che raggiungono oltre un metro
e mezzo di diametro e sei metri di altezza.
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